
Ci sono degli “utili idioti” che sono convinti che la critica nei confronti degli Stati Uniti, in particolare per l’attacco alle istituzioni Venezuelane, sia un modo per difendere il totalitarismo arrivando persino a considerarlo migliore della democrazia.
Il punto è che il concetto di democrazia viene spesso ridotto a una mera procedura elettorale o a un insieme di regole formali. Tuttavia, una riflessione più profonda rivela che la democrazia, per essere tale, deve possedere un’anima etica che non può fermarsi ai confini nazionali né limitarsi alla superficie del benessere materiale.
Una democrazia che rinuncia ai propri valori etici una volta varcato il confine nazionale agisce in modo schizofrenico. Se uno Stato proclama la dignità umana all’interno, ma sostiene o tollera l’oppressione all’esterno per interessi geopolitici o economici, sta svuotando di senso i propri stessi principi. La vera democrazia non è un privilegio geografico, ma un’istanza morale: se i diritti non sono universali, diventano concessioni. Una nazione che sacrifica l’etica sull’altare del realismo politico smette di essere un modello democratico e diventa una struttura di potere come le altre.
Esiste una tendenza pericolosa a sovrapporre la libertà al benessere economico individuale. Tuttavia, la libertà senza giustizia sociale è un guscio vuoto. Se il “benessere” prodotto da un sistema democratico si restringe progressivamente a una minoranza, non siamo più di fronte a una società libera, ma a una società del privilegio.
La Libertà deve essere la possibilità per tutti di autodeterminarsi.
Il Benessere deve essere una condizione diffusa che garantisce i diritti primari. Quando la ricchezza si accumula in poche mani, la libertà dei molti diventa puramente nominale, poiché manca la base materiale per esercitarla.
Uno Stato che si limita a gestire l’esistente, permettendo che le disuguaglianze si cristallizzino in privilegi ereditari o strutturali, abdica alla sua funzione democratica. La democrazia presuppone una tensione costante verso l’uguaglianza (non solo formale, ma sostanziale).
Uno Stato che garantisce il privilegio non è un arbitro imparziale, ma un custode delle ingiustizie.
Si legge frequentemente una citazione di Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” purtroop il più delle volte rimane monca della sua continuazione: “Ma per essere vera, deve essere di tutti, non un privilegio di chi può permettersela.”
Se le istituzioni lavorano per proteggere la posizione di pochi a discapito della partecipazione dei molti, la democrazia decade in un’oligarchia tecnocratica.
Spesso si confonde il patriottismo con il nazionalismo escludente. Al contrario, esiste un patriottismo dei valori: l’amore per la propria comunità in quanto portatrice di principi positivi e universali (come la solidarietà, la libertà di pensiero, la cura del bene comune).
Questo tipo di patriottismo è intrinsecamente internazionalista. Se i valori che difendo per il mio Paese sono davvero universali, non posso che desiderare che siano applicati ovunque. Il patriota dei valori riconosce nel cittadino di un altro Stato lo stesso diritto alla dignità e alla libertà. Difendere la propria “patria” significa allora difendere un laboratorio di civiltà che dialoga e si unisce alle altre nazioni in una lotta comune contro l’oppressione e l’ineguaglianza.
Oggi gli USA agiscono non tanto, per quanto sbandierato da Trump, sulla base della dottrina Monroe ma sulla sua estensione interventista Rooseveltiana: se ritengo che un paese del mio giardino di casa (Monroe) perpetri una “cronica cattiva condotta” ho il diritto di intervenire militarmente (Roosevelt).
Sia chiaro, vale il fatto che gli USA autonomamente definiscono il significato di cattiva condotta senza neppure la necessità di provarlo essendo sufficiente il poterlo sostenere (Iraq docet).
Il “giardino di casa” che originariamente era l’america latina (nella dottrina Monroe) ora è assai più esteso e comprende sostanzialmente qualunque parte del mondo nella quale ci siano dei possibili interessi USA e basta andare a vedere l’elenco dei paesi sottoposti and embargo per rendersene conto.
Il motore è sempre stato, ed ora lo è più che mai, economico. Non c’è alcuna reale intenzione di esportare i “valori” (è pur sempre una democrazia anche se fondata sul liberismo ed il privilegio) ma solo l’egemonia. L’attuale amministrazione lo ha del resto ribadito con fermezza.
Alternative? Per il sudamerica ci sarebbe il “sogno Bolivariano” ma è chiaro che questo è proprio ciò che più di tutto, da sempre, gli USA vogliono evitare.
