{"id":813,"date":"2012-12-08T23:36:37","date_gmt":"2012-12-08T22:36:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jaconet.org\/?p=813"},"modified":"2015-09-15T23:15:19","modified_gmt":"2015-09-15T22:15:19","slug":"pippone-su-societa-e-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lemie5lire.com\/?p=813","title":{"rendered":"Pippone su societ\u00e0 e libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Traendo spunto \u00a0da una discussione tra amici davanti ad alcune birre, ho voluto raccogliere alcune considerazioni sui massimi sistemi. E gi\u00e0 questo la dice lunga sulla profondit\u00e0 dei contenuti&#8230;.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La scelta<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se accettiamo il fatto che l&#8217;essere umano sia dotato di coscienza, dobbiamo ammettere anche che le sue azioni siano frutto di scelte. Queste scelte possono essere dettate dalla ragione o dall&#8217;impulso ma alla fin dei conti sono, appunto, \u00a0scelte tra varie possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste scelte sono fatte secondo il principio del &#8220;per il nostro meglio&#8221;, dove per nostro possiamo intendere noi stessi o persone a cui teniamo o, eventualmente, o la nostra comunit\u00e0 e per &#8220;meglio&#8221; potremmo intendere un interesse psicologico, fisico&#8217; economico o altro. Va da s\u00e9 che questo &#8220;nostro meglio&#8221; \u00e8 soggettivo e contingente. Soggettivo, nel senso che quando scegliamo siamo &#8220;onestamente convinti&#8221; che sia per il &#8220;nostro meglio&#8221; pur ammettendo la possibilit\u00e0 di commettere un errore, e contingente perch\u00e9 ci\u00f2 che oggi \u00e8 il &#8220;nostro meglio&#8221; non \u00e8 detto che lo sia domani. Siccome queste affermazioni mi sembrano intuitivamente condivisibili, evito di soffermarmi cercando di dimostrarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se escludiamo casi patologici, questa definizione dovrebbe contenere un po&#8217; tutto. Si potrebbe obiettare che si possa essere indotti con coercizione a decidere tra pi\u00f9 possibilit\u00e0. Anche queste sarebbero comunque scelte, anche se la libert\u00e0 di scelta verrebbe meno.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Le scelte che facciamo determinano ci\u00f2 che siamo.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare abbastanza intuitivo, come concetto, ma qualche aspetto va sottolineato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, non si potrebbe dire &#8220;siamo ci\u00f2 che abbiamo scelto di essere&#8221;, dal momento che ci sono eventi incidentali, quali le malattie, che contribuiscono a farci essere ci\u00f2 che siamo indipendentemente dalle nostre scelte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tolto questo, siamo effettivamente ci\u00f2 che abbiamo scelto di essere, anche se siamo stati costretti a farlo.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Libert\u00e0 di scelta e societ\u00e0<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essere costretti a fare una scelta \u00e8, in effetti, una questione fondamentale per molte ragioni. Quella che mi interessa ora \u00e8 che la costrizione\u00a0rimuove completamente la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni. Questa \u00e8 una questione talmente cruciale che viene dibattuta dai filosofi e teologi da secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va anche sottolineato che nel momento in cui si affronta la questione della &#8220;responsabilit\u00e0 delle proprie scelte&#8221; ci si muove dal personale verso il sociale. Infatti non ci sarebbe molto da discutere se le conseguenze ricadessero solo sull&#8217;autore della scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare quindi di poter dire che la libert\u00e0 di scelta sia il punto centrale nel momento in cui si affronta la questione delle scelte a livello sociale. Da questo punto di vista, in qualunque rapporto sociale non si pu\u00f2 prescindere dalla libert\u00e0 di scelta. Mi sembra infatti che in un contesto sociale non si possa accettare che &#8220;per principio&#8221; la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni (frutto di scelte libere) non ricada sul suo autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questa ragione, la libert\u00e0 di scelta deve stare alla base dei rapporti sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione non esclude che siano necessarie altri elementi per far funzionare i rapporti sociali, n\u00e9 implica che non ci debba essere una gerarchia, stabilisce unicamente che questi elementi e queste gerarchie devono sempre garantire la libert\u00e0 di scelta per poter mantenere la responsabilit\u00e0 delle azioni in chi le compie.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La migliore societ\u00e0 possibile<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta \u00e8 no, questa non \u00e8 la migliore societ\u00e0 possibile. Non lo \u00e8 intuitivamente e non lo pu\u00f2 essere nemmeno razionalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto, in quanto esseri limitati, le nostre scelte sono soggette a errori. Cos\u00ec come lo sono quelle individuali, in modi diversi, lo sono quelle di gruppo, sociali. Dico in modi diversi, perch\u00e9 gli errori non sono semplicemente determinati dagli errori individuali, ma anche da quelli determinati dal metodo utilizzato per collettivizzare una scelta individuale.<br \/>\nAppare evidente che se noi siamo (con tutte le limitazione espresse in precedenza) il prodotto delle nostre scelte, la societ\u00e0 \u00e8 il prodotto di tutte le scelte fatte precedentemente, siano esse individuali o collettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di queste osservazioni risulta, non quantificato ma evidente, che la probabilit\u00e0 che non siano stati commessi errori di scelta \u00e8 statisticamente irrilevante e poich\u00e9 questa sarebbe la migliore delle societ\u00e0 solo se prodotto di scelte esatte, ne consegue che questa non \u00e8 la migliore societ\u00e0 possibile. Se \u00e8 cos\u00ec allora \u00e8 non solo lecito, ma necessario porsi una domanda: quale sarebbe la migliore societ\u00e0 possibile?<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Valori etici<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rispondere a questa domanda, verrebbe da dire: innanzitutto dobbiamo analizzare gli errori che sono stati commessi, determinare quali dovrebbero essere i valori ed i principi etici\u00a0\u00a0di riferimento, immaginare un modello di regole per gestire le relazioni individuali e molte altre cose ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che questo processo non solo non sia necessario ma che sia un&#8217;invenzione di chi, trovandosi a suo agio in questa societ\u00e0, non la voglia cambiare. Insomma una sorta di ostruzionismo. In particolare, credo che l&#8217;analisi degli errori commessi sia da limitare esclusivamente al riconoscere che errori sono stati commessi di certo. Penso anche che la determinazione dei valori\/etica si possa risolvere con estrema semplicit\u00e0 stabilendo che ci \u00a0si deve basare sulla libert\u00e0 e non serva altro, e che l&#8217;unica regola necessaria sia quella che definisce come si giunge ad una scelta sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l&#8217;individuazione degli errori, in modo piuttosto sbrigativo probabilmente, \u00e8 possibile fare questa considerazione. Conoscere i propri errori \u00e8 utile per evitare che questi vengano ripetuti. Questo \u00e8 valido esclusivamente se i presupposti di partenza restano validi. Ma pasta che uno dei presupposti venga meno e ci\u00f2 che \u00e8 stato un errore potrebbe non esserlo pi\u00f9. Se, per esempio, si modificasse anche uno solo dei valori di riferimento, molte delle scelte sbagliate apparirebbero giuste e viceversa. Ma se vogliamo immaginare la &#8220;migliore societ\u00e0 possibile&#8221; dobbiamo mettere in discussione anche gli stessi valori di riferimento e l&#8217;analisi degli errori risulterebbe inutile a meno che i valori non fossero gli stessi. Per risparmiare tempo, possiamo dire questo, qualora scoprissimo che i valori di riferimento sono immutati, andremo ad analizzare gli errori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra tutti i valori che ci potrebbero venire in mente, ce n&#8217;\u00e8 uno che sta sempre alla loro base ed \u00e8 la libert\u00e0. Senza la libert\u00e0, non ci pu\u00f2 esser alcun altro valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei fare una precisazione. Nel momento in cui faccio uso del termina &#8220;valore&#8221;, lo faccio in un senso molto ampio includendo oltre a quelle caratteristiche che normalmente si riferiscono all&#8217;etica, anche a quelle che si riferiscono a diritti. Questo per il fatto che definire solo i valori senza legarli al diritto di esercitarli, pone un serio limite, che viene fin troppo spesso utilizzato per negare quegli stessi diritti. Per esempio, il valore &#8220;vita&#8221;, nel senso di inviolabilit\u00e0 della vita, per quanto scontato nel &#8220;nostro&#8221; sistema etico, di fatto viene sistematicamente violato proprio perch\u00e9 non viene garantito il diritto alla vita, basti pensare alle guerre o alla pena di morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo ora, ad esempio, \u00a0il valore &#8220;vita&#8221; e priviamolo dell&#8217;attributo &#8220;libert\u00e0&#8221;. In queste condizioni, sarebbe possibile prendere una persona, costringerla in un tugurio, in catene, \u00a0e sostenere di aver comunque garantito il diritto alla vita. E&#8217; evidente che quella non sarebbe vita nel senso comunemente inteso. Per questa ragione possiamo sostenere che la vita (il valore &#8220;vita&#8221;) ha alla sua stessa base la libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo concetto di libert\u00e0 (che sta alla base dei valori etici e che include la &#8220;libert\u00e0 di scelta&#8221;) potrebbe, a prima vista, richiedere dei limiti. Ad esempio, si potrebbe sostenere che io potrei essere libero di uccidere un&#8217;altra persona e che pertanto, per evitare questa possibilit\u00e0, \u00e8 necessario confinare la libert\u00e0 in qualcosa di molto simile a &#8220;la mia libert\u00e0 finisce dove inizia la libert\u00e0 altrui&#8221;. In realt\u00e0 questa necessit\u00e0 \u00e8 frutto di un errore grossolano. Si tratta della confusione tra libert\u00e0 individuale e libert\u00e0 sociale. La questione per\u00f2 non sussiste, dal momento che questa dicotomia \u00e8 assolutamente fittizia. Essendo parte di una societ\u00e0, infatti, la mia libert\u00e0 coincide con la libert\u00e0 sociale e questa \u00e8 alla base del valore &#8220;vita&#8221; (diritto alla&#8230;). Quindi la &#8220;libert\u00e0 di uccidere&#8221; di fatto \u00e8 una &#8220;non libert\u00e0&#8221; e come tale, inesercitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, per giungere ad una conclusione, affrettata a dire il vero, l&#8217;unico valore etico realmente necessario, nell&#8217;ottica di concepire la &#8220;migliore societ\u00e0 possibile&#8221;, \u00e8 la libert\u00e0. Tutti gli altri valori potrebbero essere parte dell&#8217;etica di questa societ\u00e0 tanto quanto non in contraddizione con questo principio.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Il lavoro<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una societ\u00e0 necessita, per esistere, del contributo di tutti, questo contributo \u00e8 il lavoro. Il lavoro \u00e8, per\u00f2, anche uno degli elementi attraverso il quale l&#8217;essere umano si realizza e, quindi, non potr\u00e0 mai essere in contrasto con il principio di libert\u00e0. Sottolineo che non sto parlando di come funziona oggi la societ\u00e0, ma di come dovrebbe funzionare la &#8220;migliore societ\u00e0 possibile&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter funzionare, \u00e8 necessario che ciascuno possa svolgere la professione che preferisce in modo che possa essergli garantita la libert\u00e0 (in questo caso di sviluppare le proprie attitudini ed inclinazioni). Questo crea una questione: &#8220;chi farebbe quei lavori necessari che nessuno vuol fare&#8221;? La questione, in realt\u00e0, \u00e8 abbastanza marginale, visto che i lavori veramente essenziali sono minimi, la cosa, per\u00f2, potrebbe essere facilmente superata usando un sistema di turni: di tanto in tanto dedico un po&#8217; del mio tempo alla societ\u00e0 svolgendo l&#8217;attivit\u00e0 non gradita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il &#8220;cosa fare&#8221; \u00e8 necessario che si trovi un meccanismo attraverso il quale vengano fatte le scelte. L&#8217;unico meccanismo che garantisce la libert\u00e0, \u00e8 quello dell&#8217;assemblea dei lavoratori. Attraverso di essa vengono fatte le scelte strategiche di sviluppo che decide a maggioranza. Attenzione, le scelte non possono essere vincolanti per la minoranza se questo dovesse implicare un effetto negativo sulla libert\u00e0 della minoranza, pertanto ogni scelta dovr\u00e0 prevedere anche come la minoranza sar\u00e0 garantita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa regola di scelta pu\u00f2 essere poi applicata facilmente in ogni contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il limite apparente di questo sistema \u00e8 che se funziona a livello locale (piccole societ\u00e0) non pu\u00f2 funzionare su larga scala. Ad esempio sarebbe impossibile che per ogni decisione venissero interpellati tutti i cittadini di uno stato. \u00a0Ed \u00e8 vero. Ma prima di proporre una soluzione, val la pena di chiedersi: &#8220;servirebbe una struttura governativa permanente che si facesse carico di problematiche di ampia scala?&#8221;. La risposta \u00e8 no. Non solo non \u00e8 necessaria ma sarebbe anche deleteria. La maggior parte delle questioni, infatti, riguarda il rapporto tra attivit\u00e0 contigue, nel qual caso immaginare un&#8217;assemblea allargata a due unit\u00e0 lavorative mi sembra abbastanza facile. Per quei casi nei quali \u00e8 richiesta un coinvolgimento pi\u00f9 ampio, potrebbero venir creati dei comitati ad hoc, eletti tra i lavoratori e che esaurirebbero la loro funzione immediatamente dopo aver affrontato la questione. Quindi, in sintesi, nessuna forma di democrazia rappresentativa, ma un approccio di democrazia diretta dal basso, unico che garantisce il reale esercizio della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-right\"><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2posts813&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2posts813&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Traendo spunto \u00a0da una discussione tra amici davanti ad alcune birre, ho voluto raccogliere alcune considerazioni sui massimi sistemi. 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