{"id":47503,"date":"2025-03-08T20:31:41","date_gmt":"2025-03-08T19:31:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lemie5lire.com\/?p=47503"},"modified":"2025-03-08T20:31:46","modified_gmt":"2025-03-08T19:31:46","slug":"nano-management","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lemie5lire.com\/?p=47503","title":{"rendered":"Nano management"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-47504\" style=\"width:344px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement.png 1024w, https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement-300x300.png 300w, https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement-150x150.png 150w, https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/2025\/03\/nanomanagement-768x768.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Disegno generato con AI Imagen 3 da gemini.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Ormai la parola &#8220;nano&#8221; \u00e8 decisamente inflazionata. La stessa umanit\u00e0 che costruiva la torre di Babele per sfidare  Dio oggi si esalta nel realizzare il minuscolo. Nano, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, pi\u00f9 per dileggio che per altro, perch\u00e9 non applicarla anche alle enclavi del potere economico, ai circoli esclusivi che governano le aziende? Si badi bene, in questi casi il &#8220;nano&#8221; lo si pu\u00f2 appiccicare a tutto tranne che ai mega-compensi.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora proviamo a parlare del nano-management e, ovviamente, dei nano-manager, quelli dell&#8217;obiettivo da conseguire &#8220;whatever it takes&#8221;. <br \/>E&#8217; necessario prenderla un po&#8217; alla lontana, serve innanzitutto fare alcune distinzioni o, se preferite, dare alcune definizioni, cos\u00ec per accordarci sul linguaggio comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dall&#8217;imprenditore che si pu\u00f2 considerare la persona che avendo avuto un sogno, decide di intraprendere la strada verso quel sogno. Per arrivarci, ha bisogno di uno strumento chiave che si chiama  &#8220;Azienda&#8221;, non una scatola vuota, ma un organismo vivente composto da tante entit\u00e0 viventi, persone. Esseri umani come lui. Ciascuno imprenditore della propria vita, ciascuno con un obiettivo o un sogno da raggiungere. Sembra tutto cos\u00ec bello, ma la realt\u00e0 \u00e8 piuttosto diversa. Nel gioco entra l&#8217;etica che dovrebbe accompagnare imprenditore e persona nel cammino verso gli obiettivi di ciascuno. Purtroppo, per scelta o per attitudine, nella maggior parte dei casi l&#8217;etica viene messa da parte, la lavoratrice o il lavoratore viene de-personificato e trasformato in mero mezzo di produzione ed il prodotto lo si dovrebbe chiamare, pi\u00f9 correttamente, profitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Restiamo per\u00f2 nel mondo ideale, nel quale imprenditore e persona pariteticamente contribuiscono al conseguimento dell&#8217;obiettivo. Chi ha il sogno non sempre ha gli strumenti o la preparazione per poter pilotare l&#8217;azienda ed ha bisogno di figure &#8220;competenti&#8221;, gente che ha studiato in scuole specifiche che ha creato modelli appositi per queste cose. I manager. I gestori. <br \/>Non hanno visioni, ma sanno trasformare quelle altrui in strategie. Sanno, o ritengono di sapere, come &#8220;gestire&#8221; i mezzi di profitto (aka lavoratrici e lavoratori). <\/p>\n\n\n\n<p>Sicuri di s\u00e9 per aver letto quattro libercoli, magari ne citer\u00f2 qualcuno pi\u00f9 avanti, brandendo keywords come i Crociati facevano con le loro lame, ordinano, definiscono strategie spesso suicide, preferiscono l&#8217;efficienza all&#8217;efficacia ma, soprattutto, considerano le persone una via di mezzo tra un cacciavite ed un somaro. <br \/>Certo, preferirebbero dei cacciavite ma essendo le persone esseri viventi tocca dar loro da mangiare ed accudire affinch\u00e9 restino produttivi, somari appunto. Il fatto \u00e8 che questa loro sicurezza di s\u00e9 altro non \u00e8 se misera sicumera e si sa, non esistono eroi ammantati di sicumera. <br \/>Per questa ragione, non amano i rischi e cosa c&#8217;\u00e8 di meglio se non scaricarli? Ed allora si spalancano le porte a battaglioni di consulenti. Persone dotati di esperienza, spesso solo millantata, che vengono pagati a peso d&#8217;oro per dirti cose ovvie, cose che chiunque dotato di un po&#8217; di buon senso potrebbe dire. E siccome nella visione distorta che pervade il mondo del lavoro profitto = valore, pi\u00f9 si fanno pagare e pi\u00f9, evidentemente,  devono per forza valere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, credo, appare pi\u00f9 facile definire il manager (quello di alto livello, il top) pi\u00f9 comune. Egli \u00e8 una persona che, accantonata l&#8217;etica del rapporto di lavoro, imbibita di teorie radicate nel profitto, affiancate da consiglieri poco utili, non pu\u00f2 far altro che avere un unico faro, quello del profitto. Profitto personale, prima di tutto, e aziendale.<br \/>Intendiamoci, non sono tutti cos\u00ec, ma quelli di tipo diverso non li ho mai visti ai vertici di aziende multinazionali o comunque di dimensioni medio-grandi.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo detto che avrei citato qualche libro, ce ne sarebbero veramente tanti, ma parler\u00f2 di uno che, se non fosse che ce lo stanno propinando in continuazione (intendo qui in u-blox), non avrei mai considerato. Penso che non mi sia mai capitato di imbattermi in cose cos\u00ec strampalate da quando ho smesso di interessami a certi scritti dei Chicago boys di Milton Friedman. Non fraintendetemi, non mi interessavano per i loro contenuti ma per riuscire a capire perch\u00e9 un personaggio come Friedman possa aver ricevuto un Nobel. In effetti per\u00f2 basta leggere i nomi dei Nobel per la pace e tutto torna, ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro in questione \u00e8 &#8220;great by choice&#8221; di Collins e Hansen. Confesso, non l&#8217;ho letto tutto perch\u00e9 ho rispetto per me stesso, cos\u00ec mi son limitato a leggere le parti relative alle &#8220;lezioni&#8221; e le conclusioni relative.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima cosa che salta all&#8217;occhio \u00e8 che \u00e8 completamente privo di etica [del lavoro]. Non che sia anti-etico, proprio non affronta la questione. Ne \u00e8 l&#8217;emblema il &#8220;whatever it takes&#8221;, che ci riporta al nano-management. Questa affermazione non significa assolutamente nulla, \u00e8 una frase vuota perch\u00e9 del tutto irrealistica ed impraticabile. Mi spiego. E&#8217; accettabile che in quel &#8220;whatever it takes&#8221; ci sia anche il fatto che io uccida, che so, mio figlio? O che compia degli atti illegali? O che compia azioni che portino al suicidio altri? O che facciano morire di fame? No, non \u00e8 accettabile. O meglio, non lo sarebbe se si tenesse in considerazione l&#8217;etica. Scrisse Brecht: &#8220;<em>Ci sono molti modi di uccidere. Si pu\u00f2 infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra ecc. Solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato.<\/em>&#8221; Esattamente, la differenza la fa l&#8217;etica.<br \/>Per questo, se sei disposto a dire una frase come &#8220;whatever it takes&#8221; o sei l&#8217;idiota di Dostoevskij o sei privo di etica. In entrambi i casi sei un pericolo per chi ti sta vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro poi spiega quali sarebbero le caratteristiche vincenti dei manager delle aziende di successo che loro hanno analizzato. Stiamo parlando di una statistica straordinaria. Quindici aziende. La puzza di cherry picking si sente da lontano, ma potrei sbagliarmi per cui, come si deve, li considero in buona fede.<br \/>Dunque, quali sono? Sono queste quattro: disciplina fanatica, paranoia produttiva, creativit\u00e0 empirica e ambizione. Da notare immediatamente che non c&#8217;\u00e8 un attributo per &#8220;ambizione&#8221;, forse perch\u00e9 si rendono conto che sarebbe del tutto superfluo o si vergognavano di utilizzare, che so, &#8220;smodata&#8221;.<br \/>Stiamo parlando di &#8220;fanatismo&#8221; e &#8220;paranoia&#8221; due aggettivi che riconducono necessariamente a seri problemi comportamentali da trattare quantomeno con psicoterapia se non con farmaci adeguati. <br \/>Non si limitano a questo, naturalmente; c&#8217;\u00e8 qualcosa che, onestamente, mi fa temere che gli autori siano cresciuti senza una mamma, perch\u00e9 sentono la necessit\u00e0 di dire qualcosa del tipo &#8220;attento che se cadi ti fai male&#8221; anche se la mascherano con &#8220;Creativit\u00e0 empirica&#8221;. Insomma dicono: &#8220;sii creativo ma prima di mettere in pratica la tua idea assicurati che funzioni&#8221;.<br \/>L&#8217;ultima caratteristica \u00e8 l&#8217;ambizione. Non una semplice ambizione personale, ma un ambizione che fa coincidere quella personale con quella dell&#8217;azienda. Ora, se si trattasse di imprenditori, illuminati o meno, la cosa potrebbe avere un senso. Ma stiamo parlando di manager che probabilmente nemmeno sanno cosa significa &#8220;Azienda&#8221;. Lasciando stare l&#8217;etimologia (che ha a che fare con &#8220;le cose da farsi&#8221;), provo a dare una definizione di azienda consapevole che non trover\u00e0 mai un riscontro in un testo come quello citato o nell&#8217;immaginario di un nano-manager: &#8220;l&#8217;azienda \u00e8 un&#8217;insieme di persone che con il loro lavoro, finalizzato a realizzare un&#8217;idea, rendono migliore la societ\u00e0&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Val la pena sottolineare alcune cose. Questa definizione di azienda non va intesa in modo riduttivo, ovvero che il miglioramento della societ\u00e0 passi solo attraverso il lavoro e men che meno nel creare un&#8217;eguaglianza tra lavoratore\/trice e persona, proprio perch\u00e9 una persona \u00e8 molto di pi\u00f9 di un mero lavoratore\/trice. E nemmeno vedere il lavoro come la realizzazione della persona.<br \/>Vuole invece essere un modo di esprimere il principio che il lavoro deve essere &#8220;etico&#8221; e cos\u00ec anche i rapporti di lavoro. Esattamente ci\u00f2 che un nano-manager si scorda, non comprende o sceglie deliberatamente di ignorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono giunto al termine e provo a riassumere il concetto di nano-management: \u00e8 la gestione dell&#8217;azienda con idee alleggerite dell&#8217;etica del lavoro, guidata esclusivamente dal profitto finanziario, da persone la cui competenza \u00e8 sostanzialmente non necessaria.<\/p>\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-bottom-right\"><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2posts47503&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2posts47503&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai la parola &#8220;nano&#8221; \u00e8 decisamente inflazionata. 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