{"id":7,"date":"2009-05-11T13:56:22","date_gmt":"2009-05-11T12:56:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jaconet.org\/?page_id=7"},"modified":"2015-01-10T00:09:27","modified_gmt":"2015-01-09T23:09:27","slug":"il-ritorno-di-jaco","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lemie5lire.com\/?page_id=7","title":{"rendered":"Il ritorno di Jaco"},"content":{"rendered":"<div>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Prefazione<\/h2>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Gli scritti che troverai di seguito, caro amico o cara amica che stai leggendo, sono una raccolta di pensieri, di ricordi, legati al mio passato, pi\u00f9 o meno recente. A volte potranno assumere la forma di una lettera inviata ad una persona cara, altre di un racconto di fantasia, di strofe ed altro ancora; questa mancanza di coerenza nella forma \u00e8 dovuta (e forse anche nella sostanza) all\u2019 aver messo gi\u00f9 questi scritti man mano che ne sentivo il bisogno. Voglio anche precisare che, al momento di renderli pubblici, la fine non \u00e8 ancora stata scritta e forse, mai lo sar\u00e0.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra precisazione che tengo a fare \u00e8 che tutto quello che leggerai l\u2019ho scritto per me, per cercare di riscoprirmi. Per questo non ho alcuna presunzione che possa piacere, essere condiviso o apprezzato, ma solo la speranza che possa essere letto e, mediante questa lettura, divenire momento di rilassamento se non meditazione per te che hai appena iniziato a far parte del mio pellegrinaggio.<br \/>\nAttenzione, per\u00f2: se le cose che leggerai dovessero piacerti, \u00e8 giusto che tu sappia che non rappresentano me, rappresentano solo una parte di me. Infatti, anche se il mio viaggio alla ricerca di Jaco non \u00e8 concluso, ho capito che dentro di me (come del resto in tutti noi) si celano tante essenze diverse, alcune delle quali, a dir poco, spiacevoli. Ad un certo punto mi resi conto di questo e scrissi dei versi, poco poetici ma che ben rappresentano quello che voglio dire; li riporto in questa parte affinch\u00e9 tu ne sia consapevole.<\/p>\n<div><strong>GUARDAMI! <\/strong><br \/>\n<em>Vorrei che nudo mi vedessi<br \/>\nSpogliato di questa squallida coercizione.<br \/>\nIdealista, romantico, altruista.<br \/>\nVorrei che cos\u00ec mi vedessi.<\/em><\/p>\n<div><em>Presto scopriresti questa nuova veste<br \/>\nSquartata dagli artigli dell\u2019orrida bestia,<br \/>\nDalle sue zanne sanguinanti,<br \/>\nDel mio stesso seme l\u2019immondo grembo riempito.<\/em><\/div>\n<div><em>E se resistessi alla terribile visione,<br \/>\nAllora vedresti l\u2019orribile partorire:<br \/>\nMe stesso!<br \/>\nVestito di questa squallida coercizione.<\/em><\/div>\n<div><em>Disprezzami se vuoi!<br \/>\nOdiami se puoi!<br \/>\nMa non voltar il viso<br \/>\nLasciandomi nell\u2019indifferenza.<\/em><\/div>\n<div><em><br \/>\n<\/em><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p><a name=\"origini\"><\/a><\/p>\n<h2>Le Origini<\/h2>\n<p><a name=\"origini\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a name=\"origini\"><\/a><\/p>\n<div>(Lettera mai spedita)<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Trieste, maggio 2002.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ovviamente avrei voluto cominciare con \u201cnon so se ti spedir\u00f2 mai questa lettera\u201d, ma anche se rispecchia quello che sto pensando ora, sarebbe stato \u2026 superfluo, ecco la parola giusta.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, \u00e8 stato utile: in un modo o nell\u2019altro ho cominciato.<br \/>\nHo cominciato a raccontarti di questi ultimi miei sedici anni. Non preoccuparti, non ho intenzione di tediarti raccontandoti la mia piuttosto noiosetta esistenza recente, ho solo desiderio di parlare un po\u2019 con te. Anzi, data l\u2019epistolare \u201cmono-direzionalit\u00e0\u201d del mezzo, di parlare un po\u2019 a te.<br \/>\nCome puoi ben notare, sono molto incerto nell\u2019incedere, il perch\u00e9 \u00e8 presto detto. Sono indeciso se girare intorno al tema fondamentale, arrotolandomi in una miriade di premesse o dichiararlo e poi esplodere una valanga di spiegazioni. Conoscendoti, la tua risposta non lascerebbe dubbi. Bene, vada per la seconda!<br \/>\nTutto cominci\u00f2 in un lontano agosto 1986, quando, come il ragazzotto di campagna che per la prima volta arriva in citt\u00e0, rimasi stordito nell\u2019entrare a far parte di una macchina infernale: il mondo delle assicurazioni. Retorico, molto retorico come inizio. Pazienza.<br \/>\nIn ogni caso, per quanto questo fatto abbia influito su di me in modo significativo, \u00e8 ben poca cosa se anche solo avvicinato e non paragonato all\u2019incontro che feci in quel luogo. Gonfia il tuo io, perch\u00e9 \u00e8 di te che sto parlando!<br \/>\nGi\u00e0, e da quel momento, non c\u2019\u00e8 stato giorno in cui non abbia pensato a te e non ti abbia rivisto con gli occhi del ricordo e \u2026 di tanti altri sentimenti che di ora in ora, di giorno in giorno, si sono intrecciati.<br \/>\nSe ti stai preoccupando, lascia stare; non sono qui per \u201cchiedere\u201d o per qualunque altra cosa del genere, ma solo per ricordare, e nel ricordo, dare un po\u2019 di soddisfazione al mio ego attraverso l\u2019illusione di poter lasciare comunque una ulteriore traccia del mio passaggio in questo mondo!<br \/>\nE se, invece, non credi a questa \u201cquotidiana rimembranza\u201d, pazienza. Ma sappi che le immagini sono talmente forti e scolpite nella mia mente, che potrei descriverti puntualmente centinaia di situazioni a partire, da com\u2019eri vestita il giorno del mio ventiquattresimo compleanno.<br \/>\nNon voglio, per\u00f2, darti l\u2019impressione del malato, del turbato o del pazzo. Sono solo ricordi. A volte dolci, a volte un po\u2019 meno. Ma che cos\u2019\u00e8 la nostra esistenza se non un infinita teoria di ricordi ravvivata di tanto in tanto da desideri, sogni e speranze?<br \/>\nRimorsi o rimpianti? (Te lo ricordi questo?) Rimpianti, rimpianti! Di questi \u00e8 ricca la mia vita, se la guardo con sincerit\u00e0. E la tua? Spero di almeno di gioia, se non di felicit\u00e0!<br \/>\nE di tutti i miei rimpianti, uno voglio togliermelo: quello di aver vissuto senza mai scriverti questa lettera che, spero, ti faccia sorridere e se mai dovessi trovarti in un momento di tristezza o di dubbio sul senso della vita, mi piacerebbe che leggendo queste parole, ti risollevassi un po\u2019. Presuntuoso da parte mia, lo so, ma che farci?<br \/>\nTi racconter\u00f2 (anche se non me l\u2019hai chiesto!) un aneddoto. Tanti anni fa, in un paese lontano, viveva\u2026. Ma che dico?<br \/>\nAndavo al liceo ed essendo ripetente (somaro!) cercavo di sfruttare il carisma che in ogni caso derivava ad questo stato. Questo fatto fece si che una ragazza (che peraltro mi piaceva) si innamorasse di me. Credo che sarebbe pi\u00f9 giusto dire si invaghisse, ma siccome la storia \u00e8 mia, dico si innamorasse, oh l\u00e0! Fatto sta che, innamorata o invaghita che fosse, non mi disse nulla. A me piaceva e, quando ci fu l\u2019occasione di potercelo dire, nessuno dei due and\u00f2 fino in fondo. Cos\u00ec entrambi rimanemmo con il nostro dubbio.<br \/>\nSolo molti anni dopo, seppi (voce del verbo seppiare, andar a seppie) da un ex compagna di classe come stavano realmente le cose.<br \/>\nEbbene, questa notizia, mi ha dato un po\u2019 di gioia. E mi ha fatto pensare che, anche se ora non pi\u00f9, un tempo almeno un po\u2019 di fascino lo esercitavo.<br \/>\nSi, si, infierisci pure. Gi\u00e0 rivedo quel tuo sguardo, quel tuo sorriso ironico: illuso mi dici. Ma so che scherzi, e quindi mi fa piacere.<br \/>\nPerch\u00e9 ti ho raccontato questo aneddoto?<br \/>\nPrimo, perch\u00e9 se ti dovesse accadere di dubitare del tuo fascino, sappi che almeno in passato non \u00e8 stato cos\u00ec.<br \/>\nSecondo, perch\u00e9 forse cos\u00ec ti ho finalmente dato quella carezza che avrei sempre voluto darti!<br \/>\nE poi, un sacco di altre ragioni che meglio appariranno nel corso di questa lettera.<br \/>\nHai presente i sogni? Quelli in cui ti svegli di soprassalto e per un breve ma intenso istante non puoi distinguere tra sogno e realt\u00e0? Quell\u2019attimo nel quale da sveglia rivivi le sensazioni del sogno, assaporandone la vividezza? A volte sono incubi terribili, altre sono cos\u00ec dolci che ti fanno maledire il risveglio? Ne ho fatto uno, un giorno. Mi son svegliato con il tuo sapore sulle labbra, con il tuo profumo sulla pelle\u2026<br \/>\nCredo di avertelo gi\u00e0 raccontato, anche se per il mio senso teatrale non l\u2019avevo firmato, certo (o meglio desideroso) che tu avessi riconosciuto comunque il mittente. O sbaglio?<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>IL SOGNO<\/strong><br \/>\n<em>Mi son svegliato,<br \/>\ncon il tuo volto negli occhi,<br \/>\ncon il tuo profumo sulla pelle,<br \/>\ncon il tuo sapore sulle labbra.<br \/>\nMi son svegliato, maledizione!<br \/>\n(E tu non c\u2019eri)<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\n<\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E se non mi firmassi nemmeno stavolta? Sarei solo uno scemo, perch\u00e9, che sia io sarebbe comunque evidente. E poi, sto scrivendo proprio per evitare che certe cose vadano perse, e per questo voglio dirle come stanno, senza indovinelli o piccoli misteri.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ciao.<\/div>\n<h2>JACO<\/h2>\n<div>Ma qual \u00e8 il mio vero io? Come sono veramente?<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capita a volte di scordarsi di una persona, di rimuoverla completamente dai propri ricordi come se non fosse mai esistita. Ricordo che un pomeriggio d\u2019inverno me ne stavo seduto in riva al mare in quel di Barcola, meditando esattamente su questa cosa. Il sole era tramontato e dalla superficie si era sollevata una nebbiolina; leggera all\u2019inizio si era fatta pi\u00f9 densa ed ormai potevo scorgere le persone apparire un pezzo alla volta, via via che mi si avvicinavano. Il busto, poi le gambe e le braccia. E poi, com\u2019erano apparsi, cos\u00ec sparivano: dapprima le braccia, poi le gambe ed infine non restava pi\u00f9 nulla: erano stati inghiottiti dal respiro del mare.<br \/>\nDi tanto in tanto qualche irriducibile dello jogging passava corricchiando quasi senza far rumore, la nebbia assorbiva tutto, luci, suoni, rumori, persone.<br \/>\nIl suono di un clacson mi riport\u00f2 ai miei pensieri. E\u2019 veramente possibile cancellare completamente dalla memoria una persona? Intendo dire al punto che, avendola di fronte, non si riesce a riconoscerla, non vi si trova nulla di famigliare.<br \/>\nNon so perch\u00e9 questo pensiero si era andato formando, ed anche allora pi parve strano. Certo \u00e8 che pensando a ci\u00f2, non mi accorsi della persona che si era materializzata davanti a me, sublimandosi dalla nebbia.<br \/>\nMi accorsi che qualcosa in lui stava attirando la mia attenzione, non sapevo che cosa fosse ma immediatamente dopo mi resi conto che mi stava fissando. Era uno sguardo sorpreso, ma non di chi si trova di fronte inaspettatamente qualcuno, era lo sguardo di chi non si capacita di non essere riconosciuto.<br \/>\n\u201cCiao, Paolo\u201d, mi disse e si sedette accanto a me, \u201c\u00e8 tanto che mi aspetti.\u201d. Mi sentivo confuso, ma chi era costui? E perch\u00e9 invece che pormi una domanda, faceva un\u2019affermazione?<br \/>\nEra tutto cos\u00ec assurdo. Io non stavo aspettando proprio, nessuno n\u00e9 da tanto n\u00e9 da poco.<br \/>\nStavo per alzarmi ed andarmene quando, improvvisamente, mi tornarono in mente i miei pensieri: \u00e8 possibile cancellare dalla propria mente una persona?<br \/>\nOra tutto cominciava ad avere un senso logico: il mio subconscio aveva percepito la presenza di quel tale che mi fissava e che evidentemente non avevo inquadrato. Ora mi giro verso di lui, pensai, e lo riconosco.<br \/>\nQuanto mi sbagliavo! Mi voltai: un perfetto sconosciuto.<br \/>\nCominci\u00f2 a parlarmi: \u201cSo che tutto questo ti sembra insensato, ma se avrai la pazienza di ascoltarmi, tutto ti si chiarir\u00e0.\u201d Le sue parole mi arrivavano morbide, trasmettendomi calma e serenit\u00e0; decisi di ascoltare cosa avesse da dirmi.<br \/>\n\u201cEffettivamente\u201d, cominci\u00f2 a dire dopo un sospiro, \u201c\u00e8 da cos\u00ec tanto tempo che non trascorriamo un po\u2019 di tempo assieme, ma da questo a non riconoscermi pi\u00f9! Non lo avrei mai creduto possibile, ma anche questo ha una ragione, ha un senso.\u201d<br \/>\nPassato lo stupore iniziale dissi: \u201cTanto per romper il ghiaccio, qual \u00e8 il tuo nome?\u201d.<br \/>\nMi pentii immediatamente di aver pronunciato una domanda cos\u00ec inutile ed idiota. E difatti la sua risposta fu: \u201dA questo punto, credi che serva realmente a qualcosa dirti un nome?\u201d.<br \/>\nNo, non aveva alcuna importanza, sapevo che, qualunque fosse stato il nome, non avrebbe significato alcunch\u00e9 per me. Sapevo che prima o poi, ci sarei arrivato da solo. Bene, mi dissi, a questo punto tanto vale vedere dove si va a finire. Il tempo non mi mancava e, tutto sommato, ero nello stato d\u2019animo giusto per ascoltare. E, istintivamente, mi rendevo conto che si sarebbe dimostrato un ascolto interessante.<br \/>\nCos\u00ec decisi di invitarlo a parlare. \u201cDimmi, dunque\u201d gli dissi.<br \/>\n\u201cCome sempre, come dovresti sapere, ci sono domande senza riposte e \u2026 risposte senza domande. Il nostro lavoro \u00e8 quello di abbinare in modo sensato domande e risposte.<br \/>\nFin qui, il lavoro semplice.\u201d<br \/>\n\u201cFai presto a dire semplice! Ma la realt\u00e0 delle cose \u00e8 che non sempre si riesce a creare l\u2019abbinamento!\u201d Mentre dicevo queste cose, mi resi conto di quanto fosse stizzito il mio tono di voce. E questo mi dispiacque, in fin dei conti gli avevo chiesto io di parlare. Cos\u00ec mi ripromisi di non interromperlo ancora, ma di ascoltare fino alla fine ci\u00f2 che aveva da dirmi.<br \/>\n\u201cIn effetti\u201d disse, \u201c all\u2019inizio le cose appaiono tutt\u2019altro che semplici. Tutto ci sembra faticoso e lo sconforto sembra aver deciso di seguirci come un\u2019ombra. Questo dipende dal fatto che ci scordiamo sempre della maggior parte delle nostre facolt\u00e0. Ti faccio un esempio. Appena venuto alla luce, un neonato sa gi\u00e0 nuotare, sa che sott\u2019acqua deve tenere la bocca chiusa, sa che per mangiare deve attaccarsi al seno materno, e cos\u00ec avanti. Poi cresce e i genitori decidono ad un certo punto che \u00e8 opportuno che \u2018impari a nuotare \u2019. Ecco il punto, deve imparare qualcosa che sa gi\u00e0. Che senso ha?\u201d Fece una pausa e si capiva che si sforzava di trovare una risposta sensata a questa domanda. Finalmente riprese a parlare.<br \/>\n\u201cNon ha molto senso, ma alla fine si tratta di vedere anche con gli occhi della ragione quello che molto meglio si vede ascoltando il proprio corpo nella sa completezza. In ogni caso, abbinare risposte e domande significa prima di tutto ammettere che la ragione \u00e8 uno degli strumenti per comprendere, non LO strumento.\u201d<br \/>\nSmise di parlare, ed era chiaro che lo faceva per dare il tempo a me di riflettere sulle sue parole. Cos\u00ec cercai di ripetere quello che aveva cercato di trasferirmi. Osservai ancora quel volto, ora mi stava diventando ancora pi\u00f9 familiare. Osservavo le nuvolette di vapore che si formavano ad ogni suo respiro, dopo qualche istante mi resi conto che stavo respirando in perfetta sincronia con lui.<br \/>\nIl nostro respiro era rilassato e profondo: lunghe inspirazioni che parevano voler assorbire tutta l\u2019energia del mare, seguite da una breve pausa cos\u00ec da consentire al sangue di ossigenarsi bene, e da una lenta espirazione. Sentivo che mi stavo rilassando, che lentamente tutti i muscoli abbandonavano le tensioni. Stavo bene. Anni dopo, imparai che quegli esercizi di respirazione sono alla base di alcune tecniche Yoga di rilassamento e che, mediante questo tipo di esercizi, si riescono a migliorare le prestazioni d\u2019apnea.<br \/>\nIl mio sguardo si perdeva lontano dove il buio della notte si fondeva con il mare. I miei pensieri vagavano guidati da quanto avevo appena sentito. Ebbi un sospiro e riflettei che, quantomeno avevo trovato un modo per rilassarmi e star bene con me stesso.<br \/>\nA questo punto, riprese a parlare.<br \/>\n\u201cOgni giorno ti domandi chi sei realmente, qual \u00e8 il tuo destino, perch\u00e9 le cose non vanno come dovrebbero e cosi via. Ed ogni giorno, non trovi le risposte a queste domande. Forse dovresti per prima cosa chiederti come mai non riesci a trovare le risposte. A questo quesito, \u00e8 facile dare una risposta: le risposte non le trovi perch\u00e9 non riesci a sentirle. E non le senti, solo perch\u00e9 non vuoi farlo. Hai il terrore della risposta che potresti ricevere a queste tue domande!\u201d<br \/>\n\u2014\u2013 Continua (forse!) \u2014\u2014\u2014<\/p>\n<h2>Incontro inatteso<\/h2>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il terrore della risposta, il terrore della risposta! Queste parole avevano preso a martellarmi, a risuonare senza fine nella mia mente. Rappresentavano allo stesso tempo una minaccia ed una tranquillizzazione.<br \/>\nErano una minaccia perch\u00e9 segnalavano che dentro di me avrei potuto trovare anche qualcosa di spiacevole, il rischio di dover fare i conti con un me stesso che non avrei certamente amato. Ma erano ance la risposta ad una delle domande che pi\u00f9 mi assillavano: dove avrei trovato la risposta alle domande ce mi ponevo? Ora si era aperta una traccia, dentro di me avrei potuto trovare tutte (o quasi) le risposte.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era poi male, pochi minuti trascorsi con quell\u2019estraneo ed avevo fatto dei progressi enormi nella comprensione di alcuni aspetti della mia esistenza, del mio essere. Non male veramente.<br \/>\nQuello sconosciuto ora mi stava fissando con un sorriso soddisfatto stampato in faccia; evidentemente dal mio volto trasparivano i miei pensieri e quindi la certezza che le sue parole avevano raggiunto il primo risultato. Per un attimo ebbi la sensazione che forse non era cos\u00ec sconosciuto, che quella luce in fondo agli occhi l\u2019avevo gi\u00e0 vista. Ma dove? E quando?<br \/>\nQuesti pensieri si dissolsero non appena riprese a parlare.<br \/>\n\u201cNo, non tentare di ricordare. Non ricorderesti, non sei ancora riuscito ad arrivare fino al punto di riconoscermi. E poi, credimi, ha ben poca importanza.\u201d<br \/>\nA questo punto, inaspettatamente si allontan\u00f2. Stavo per chiamarlo, per chiedergli di ritornare indietro. Ma sapevo che sarebbe stato del tutto inutile, avrei potuto anche tentare di oppormi e forse farlo restare, ma sentivo che le cose DOVEVANO andare in quel modo, cos\u00ec mi limitai ad osservare il suo corpo smaterializzarsi un pezzo alla volta nella nebbia.<br \/>\nPer un po\u2019 restai immobile con lo sguardo perso alla ricerca di quella impalpabile linea di separazione tra mare e cielo ancora pi\u00f9 incerta ed indefinita in una serata di nebbia.<br \/>\nAncora le sue parole risuonavano nella mia testa mescolandosi a nuovi pensieri, nuove domande che si andavano formando nella mia mente. Socchiusi gli occhi cercando di focalizzare quei pensieri, di afferrarne uno al volo e rimanere aggrappato ad esso finch\u00e9 non avrei capito. Ma erano troppo sfuggenti e decisi di non tentare imprese impossibili, almeno per quella sera. Respirai profondamente e mi abbandonai al silenzio della nebbia che rendeva la risacca un fruscio lontano, lontano\u2026<br \/>\nOrmai si era fatto tardi e diventava necessario rientrare a casa, anzi, rientrare nel mondo. Il ritorno fu piuttosto brusco, le luci dei veicoli ferivano le mie retine, ed il loro rumore risultava particolarmente fastidioso, sembrava che la nebbia cosi amica avesse perso il suo magico potere.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nei giorni successivi non mi capit\u00f2 di pensare molto a quell\u2019incontro, anche se a volte, soprattutto la sera, mi ritrovavo a rivivere le sensazioni di quella sera: la nebbia, i rumori ovattati, le luci diffuse dalla sospensione. Erano sensazioni piacevole e quindi non facevo nulla per allontanarle, anzi, appena mi rendevo conto del loro svilupparsi nella mia mente, cercavo di concentrarmi su di esse per ottenere il maggior beneficio possibile.<br \/>\nImprovvisamente un giorno ebbi l\u2019impulso a tornare li, in riva al mare, convinto che avrei ritrovato il mio misterioso e sconosciuto amico. Decisi cos\u00ec che quella sera sarei ritornato sul luogo dell\u2019incontro ed avrei atteso il suo arrivo.<br \/>\nMi sedetti esattamente nello stesso posto in cui mi trovavo il giorno del nostro primo incontro, inizialmente ero nervoso, guardavo a destra ed a sinistra alla ricerca di quel volto. Non c\u2019era nebbia, e la luce dei lampioni rendeva facile riconoscere le persone da lontano. Dopo un po\u2019 smisi di cercarlo e mi soffermai ad osservare il nero profondo del mare, gli scintillii dei riflessi delle luci della citt\u00e0 su quella superficie quasi piatta. Bench\u00e9 fosse novembre inoltrato, non faceva per nulla freddo e lo starsene li seduti non era per nulla spiacevole.<br \/>\nNon si fece vivo. E dopo un paio d\u2019ore d\u2019attesa me ne andai, per nulla stupito di quel mancato appuntamento. In qualche modo sapevo che non sarebbe venuto, in qualche modo questa certezza era in me fin dal momento stesso in cui decisi di andare in quel posto.<br \/>\nGiorni dopo il mio stato d\u2019animo improvvisamente cambi\u00f2, sentivo un\u2019enorme pressione, ero stanco, stanco di lavorare, di respirare, di camminare, di esistere. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, anzi la mia immagine riflessa mi infastidiva. Di nuovo quella domanda si fece insistentemente spazio nei miei pensieri: \u00e8 possibile dimenticarsi di qualcuno cancellandolo dai ricordi fino al punto da considerarlo mai esistito?<br \/>\nMa chi era costui? E, soprattutto, perch\u00e9 questa domanda si ripresentava cos\u00ec, apparentemente, senza alcuna ragione?<br \/>\nLe volte che uscivo di casa lo facevo sempre svogliatamente, distrattamente. Capitava spesso che attraversavo tutta la citt\u00e0 senza una meta precisa, immerso nei miei pensieri. Non vedevo nemmeno quella moltitudine di sconosciuti che si muoveva all\u2019unisono alla ricerca di come spendere i propri soldi in inutili regali natalizi. Alle volte muovermi contro quella corrente risultava impossibile, cos\u00ec mi giravo e mi lasciavo condurre da questo fiume in piena nella direzione opposta a quella che avevo scelto. Tutto sommato importava poco, non avevo una meta precisa.<br \/>\nDurante una di queste uscite, qualcosa, o meglio qualcuno, attir\u00f2 la mia attenzione. Era girato di spalle, avvolto in un pesante cappotto grigio scuro, sciarpa e berretto si muoveva nella direzione della corrente ma con velocit\u00e0 maggiore. Cos\u00ec, per riuscire ad avvicinarmi, dovetti forzare quella massa informe di persone, attraversarla, trovare costantemente nuovi passaggi.<br \/>\nVia via che mi avvicinavo una sensazione si faceva sempre pi\u00f9 spazio: era lui, lo sconosciuto. Doveva essere lui. La sensazione si trasform\u00f2 in ansia, poi in agitazione. Se almeno avessi potuto raggiungerlo, vederlo in faccia. Era ormai a pochi metri da me, ma la densit\u00e0 della folla era diventata impenetrabile. Spingevo, schivavo, provavo a forzare, ma per quanti sforzi facessi riuscivo ad avvicinarmi di pochi centimetri.<br \/>\nLo vidi salire su un autobus, ma me ne resi conto troppo tardi e non ce la feci a salire anch\u2019io. Mentre l\u2019autobus si allontanava, riuscii soltanto a vederlo in volto: era lui. Era certamente lui ed il suo sorriso mostrava che mi aveva visto. Che si era accorto della mia presenza e della mia volont\u00e0 di raggiungerlo. Ero disperato, avevo faticato inutilmente. Mi fermai ad osservare il veicolo che si allontanava. Non tutto era stato inutile, ero riuscito ad individuare la linea. Immediatamente mi resi conto che quell\u2019autobus andava nella direzione del mare, di quel luogo dove avvenne il nostro incontro. Era chiaro, mi avrebbe aspettato li.<\/div>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Infanzia<\/h2>\n<div style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 sono qui? Perch\u00e9 ho deciso di raccontarmi, di pubblicare i pi\u00f9 intimi ricordi, le sensazioni pi\u00f9 nascoste? E paure e le vergogne, perch\u00e9?<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo si possa dire per liberarmi, simbolicamente, per \u201cuccidere il mio nemico [me stesso] e nutrirmene\u201d.<br \/>\nCominciamo, dunque, dalla fine. Da ora, questo preciso momento nel quale il peso di un rapporto difficile, a volte duro, costantemente spigoloso, mi sovrasta provocandomi un dolore spesso insopportabile. Nata da una scelta consapevole, in parte offuscata da passione ed amore, ma ponderata quel tanto da sapere quello che il futuro avrebbe probabilmente riservato, questa convivenza da opportunit\u00e0 di felice vita di coppia, si trasforma di tanto in tanto, tristemente, in guerra quotidiana.<br \/>\nE quando arriva il \u201cperiodo nero\u201d questo, di per s\u00e9 grave, si fa di giorno in giorno pi\u00f9 duro, dal momento che non sono nato per battagliare, per negoziare sistematicamente usando ogni mezzo per prevalere. Anzi, \u00e8 il desiderio di pace e serenit\u00e0, \u00e8 la ricerca di questa condizione che mi muove. Non voglio apparire \u201cbuono\u201d, sono consapevole di quanti, forse troppi, lati negativi formano il mio carattere. E\u2019 che ormai sono stanco di dover lottare.<br \/>\nE\u2019 triste, per\u00f2, ritrovarsi a quarant\u2019anni in questa situazione, \u00e8 triste dover riconoscere ancora una volta i propri errori. Ancora pi\u00f9 triste \u00e8 constatare che, buttata nel cesso met\u00e0 della propria vita, quella che ci si appresta a vivere potrebbe essere anche peggio.<br \/>\nBene, e veniamo allora alla prima donna della mia infanzia. Anzi, per l\u2019esattezza, alla mia prima esperienza di carattere sessuale.<br \/>\nAvevo certamente meno di sei, esatto meno di sei, anni. Non mi ricordo l\u2019et\u00e0 esatta, ma frequentavo la scuola materna.<br \/>\nOra il ricordo si fa vivido, cos\u00ec chiaro che mi consente di rivivere le sensazioni di quel giorno. Si, sento che \u00e8 la strada giusta.<br \/>\nDunque, lei si chiamava Cassandra (nome inventato, questione di privacy) ed aveva la mia stessa et\u00e0, era nella mia stessa classe.<br \/>\nQuel giorno le maestre decisero di portarci a vedere una proiezione nella sala dell\u2019asilo. Le maestre, so che ne avevo due, ma una sola mi riaffiora ora tra i ricordi. Nella sua enormit\u00e0, almeno tale appariva la sua stazza ad un bambino, coperta da un camice impietosamente aderente, incuteva timore. Ci costringeva a dormire dopo mangiato, seduti al banco con la testa posta su un braccio. Che fastidio, e che fastidio vederla inserire il retro della matita nell\u2019orecchia per pulirla.<br \/>\nScendemmo le scale, e prendemmo posto sulle panche; Cassandra era seduta accanto a me, alla mia destra. Si fece buio. Lei afferr\u00f2 la mia mano e, dicendomi: \u201cti faccio sentire una cosa\u201d, se l\u2019infil\u00f2 dentro le mutande.<br \/>\nMi sentivo paralizzato, non sapevo che cosa stesse accadendo. Sentii per\u00f2, chiaramente le dita della mia mano farsi umide al contatto con i suoi genitali. Umide e calde. Il contatto dur\u00f2 pochi secondi, non pi\u00f9, lei estrasse la mia mano e me la face annusare: \u201csenti?\u201d, disse.<br \/>\nSentii, sentii odore di urina forse misto a sudore. Nient\u2019altro. Oggi, se chiudo gli occhi, non rivivo la scena, non percepisco il calore: sento per\u00f2 distintamente quell\u2019odore.<br \/>\nNon ebbi il coraggio di raccontare nulla a casa. Come potrebbe un bambino di cinque anni spiegare ad un adulto una cosa del genere? Semplicemente misi da parte quel ricordo. N\u00e9 brutto n\u00e9 bello, semplicemente incomprensibile e, per questo, spaventoso.<br \/>\nOra, mi rendo conto che quel fatto sarebbe diventato determinante, ed avrebbe influenzato tutta la mia vita. Ameno fino ad oggi.<br \/>\nInfatti, fino ad ora, ogni volta che ho avvicinato una donna l\u2019odore dei suoi genitali mi ha sempre turbato, risvegliando in me il ricordo delle sensazioni di quel giorno.<br \/>\nNon mi da fastidio, non mi fa schifo. Nemmeno mi attira. Mi turba, questa \u00e8 l\u2019unica sensazione che riesco ad associare. Certo, mi eccita anche.<br \/>\nDa allora e fino all\u2019et\u00e0 di dodici anni e forse anche pi\u00f9, ricordo che divenne una mania, una necessit\u00e0 vedere il sesso femminile. Quella parte del corpo che toccai, della quale fiutai l\u2019odore senza averla vista.<br \/>\n\u2014\u2014\u2014 Fine prima parte \u2014\u2014\u2014\u2014\u2013<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Appuntamento (dopo un incontro inatteso)<\/h2>\n<div style=\"text-align: justify;\">Mi ricordai di quel posto, mi ricordai con chi ero gi\u00e0 stato l\u00ec.<br \/>\nEra un pomeriggio invernale, il buio era gi\u00e0 quello della note, l&#8217;umido saliva dal mare. Dovevamo parlare, perci\u00f2 eravamo l\u00ec. In silenzio, seduti, troppo vestiti per godere appieno del contatto spalla-spalla.<br \/>\nLe parole non uscivano, non sarebbero potute uscire, non da me almeno: non c&#8217;era nulla da poter dire a parole nella mia mente. Passarono attimi lunghissimi, e ricordo che ad un certo punto balbettai qualcosa sull&#8217;amicizia,\u00a0 ma fui zittito quasi subito: non ha a che fare con l&#8217;amicizia, mi disse. I nostri sguardi si persero l&#8217;uno negli occhi dell&#8217;altra, le labbra si avvicinarono, di pi\u00f9, troppo, ancora oggi mi emoziono a pensarci.<br \/>\nQuel primo bacio fu timido ed impacciato. Sorrido e ricordo che anche i nostri incisivi superiori vollero partecipare schiantandosi.<br \/>\nIl freddo, quel freddo cos\u00ec indiscreto da insinuarsi tra di noi, rendendoci cos\u00ec goffi e gonfi di abiti e rendendo complicato l&#8217;abbracciarci cos\u00ec come avrei voluto. Cos\u00ec dispettoso da far colare il naso e impedendo di godere del suo profumo come avrei desiderato e potuto.<br \/>\nQuello stesso freddo che amorevolmente ci invitava ad avvicinarsi, a stringerci ed abbracciarci. Freddo invernale cos\u00ec profondamente legato al buio di giornate cos\u00ec brevi. Cos\u00ec dolcemente complici di un amore nascente, ignare di quello che sarebbe stato il destino di quell&#8217;amore.<br \/>\nNon potrei dire con certezza quanto dur\u00f2 quell&#8217;incontro, ma non esagero se, per certi versi, \u00e8 come se fossi nato in quel momento, tante furono (e sono) le conseguenze di quel pomeriggio invernale.<br \/>\nDa allora sperimentai delle sensazioni completamente nuove. Un bisogno intenso capace di troncare a met\u00e0 il respiro da stringere in una morsa violenta lo stomaco. Il dolore del distacco, in grado di generare voglia di autodistruzione, di portare alla pazzia. L&#8217;esplosione di gioia data da uno sguardo, dal suo profumo, dal riuscire anche solo a sfiorarla.<br \/>\nHo scritto e riscritto non so quante volte questa parte per cercare di riportare almeno un po&#8217; l&#8217;intensit\u00e0 di questi sentimenti, ho tentato di farlo a distanza di anni, ma ora mi rendo conto che mai riuscir\u00f2 a farlo. E non potr\u00f2 perch\u00e9 sono dentro di me cos\u00ec fortemente radicati da non poter uscire mai del tutto.<br \/>\nMa quel giorno, nel buio di quel pomeriggio invernale, l\u00ec in riva al mare, un mare nero fuso con l&#8217;oscurit\u00e0 del cielo, le sensazioni furono potenti e dolci allo stesso tempo. Credo sia proprio questa la ragione per la quale, ritornavo li, seduto sullo stesso muretto, a contemplare il mare. Ed \u00e8 in seguito a questo mio ritornare li che ebbi l&#8217;opportunit\u00e0 di incontrare quell&#8217;uomo che ora era su un autobus per andare ad un appuntamento non concordato, proprio in quel posto!<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Volevo mettermi a correre dietro a quel maledetto autobus, ma non l&#8217;avrei mai raggiunto.<br \/>\nDopo alcuni secondi di affannosa ricerca del modo pi\u00f9 rapido per andare al mio appuntamento, realizzai che non c&#8217;era bisogno di tanta fretta poich\u00e9 mi avrebbe certamente atteso li.<br \/>\nCos\u00ec, decisi di rilassarmi ed attendere l&#8217;autobus successivo.<br \/>\nOsservavo le persone che attendevano insieme a me alla fermata, cercando di immaginare perch\u00e9 motivo sarebbero montate sul mio stesso mezzo di li a poco. La fermata si trovava di fronte alla stazione ferroviaria, e\u00a0 quel tipico odore da stazione, misto di metallo, legno, combustibile, rifiuti, sudore arrivava fino a me.<br \/>\nEro l\u00ec, di fronte alla stazione, in attesa di iniziare un viaggio che, nella sua brevit\u00e0, mi avrebbe portato molto pi\u00f9 lontano di quanto avrei mai potuto immaginare.<br \/>\nAvevo fatto un sogno, la notte precedente, un sogno piuttosto curioso.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-page pdfprnt-bottom-right\"><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2pages7&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/index.php?rest_route=wpv2pages7&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lemie5lire.com\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prefazione Gli scritti che troverai di seguito, caro amico o cara amica che stai leggendo, sono una raccolta di pensieri, di ricordi, legati al mio passato, pi\u00f9 o meno recente. 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