La lezione spagnola

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Seimila persone circondano il parlamento spagnolo intimando un “arrendetevi” mentre i parlamentari d’opposizione scendono al fianco dei dimostranti. A fronteggiarli i soliti sbirri senza patria ed al soldo del governo che menano, scalciano e sparano (proiettili di gomma, lacrimogeni o chissà che altro) ad altezza uomo.

Insomma, niente di nuovo o quasi, niente di diverso o quasi da ciò che succede anche in Italia.

Di nuovo c’è che la protesta ora è sostenuta anche dai politici che vanno a prendersi qualche (poche a dire il vero) legnata dai difensori dell’ordine. Poliziotti che sono ancora incapaci di prendere atto che sono nelle stesse condizioni (o lo saranno loro malgrado molto presto) di chi protesta e che dovrebbero, invece di menare, eseguire il mandato d’arresto.

Di diverso c’è che almeno una parte della sinistra si schiera dalla parte dei rivoltosi, cosa del tutto inconcepibile dalle nostre partim attenti come sono i nostri politici a garantirsi una poltrona a vita e non al malessere dilagante.

Che cosa si può imparare da questo? Niente di nuovo: la politica (la nostra, ma non solo) non cura gli interessi del “popolo”, di tutto il popolo,  ma si rinchiude in parlamento protetta da zelanti servitori per governare chi è sovrano.  Per chi non lo sapesse, il subcomandante Marcos si è assegnato quel titolo, e non quello di comandante, perché fosse chiaro a tutti che sopra di lui c’è il popolo, mica bazzecole!

Il governo di un paese è nella pratica di tutte le sue forme, democratiche o totalitarie, l’esercizio di un potere estirpato (dittatura) o alienato (democrazia) dal popolo e, conseguentemente, in ogni caso illibertario. L’unica soluzione è che questo potere rimanga distribuito nelle mani di tutti i cittadini.

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