Le sacerdotesse del diospendo

Non so il perché, ma l’ho fatto. Sono entrato senza motivo al centro commerciale ed ho visto cose….

Sono le 11 di un mercoledì torrido di luglio, sono in ferie ma un’otite mi tiene in città, così senza alcuna premeditazione e senza alcun obiettivo d’acquisto, sono entrato.

Ho trovato molta più gente di quanta immaginavo ce ne potesse essere ma, soprattutto, ho avuto un’intuizione. Ho compreso il vero senso di “jihad”, è l’ho riscontrato nello sguardo terribile di una mamma che trascinando per mano una sconsolata figlia, era in missione per conto di un dio terribile, onnipotente e vendicativo: il diospendo. Era come in un’estasi contemplativa, all’interno del tempio di questa sua sacra divinità: il dio le aveva chiesto di sacrificare in suo onore ogni centesimo e lei, pia e devota, si era immediatamente avviata sul sentiero della santità, obbedendo. Non per timore della punizione che sarebbe giunta pronta se non avesse obbedito, ma per fede profonda.

Guardandomi attorno, ho scoperto che di queste vestali armate, di amazzoni come questa, ce n’erano molte. Dalle novizie, che ancora procedevano incerte di stazione in stazione, alle decane che educavano più o meno giovani adepte.

E poi ho visto qualche generalessa o regina o gran maestra, insomma doveva trattarsi di qualche grado molto elevato nella gerarchia. Non si distinguono per l’età, per l’abbigliamento o per l’aspetto, bensì perché accompagnate dagli automi. Sono, quest’ultimi, degli uomini (nel senso maschile del termine) ormai succubi del volere della gran maestra. Avanzano indifferenti a ciò che li circonda, mai allontandandosi più di tanto dalla padrona, adibiti al trasporto dei frutti della fede per l’insaziabile dio. In alcuni casi il controllo è così potente che gli automi “seguono-precedendo” la regina. Una contraddizione solo a prima vista: con anni di addestramento, questi riescono a sintonizzare il loro udito sul respiro della padrona che con un sospiro particolare “brutto-idiota-ma-lo-capisci-che ti devi fermare” lo fa muovere a suo piacimento. E così seguono la loro padrona pur standole innanzi.

Sfortunatamente, questo tipo di controllo tende, a lungo andare, a distruggere completamente l’automa rendendolo del tutto inservibile e così è necessario che di tanto in tanto venga fatto ricreare. Per questo, all’interno del tempio ci sono aree apposite, delle sorte di asili per ebeti, dove le padrone possono lasciar liberamente circolare i servi che rimarranno li, anche per delle ore beati beoti, ad osservare schermi, i-pad, computer ed altri simili gingilli.

Lode eterna al diospendo!

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